Patentini di bilinguismo per lavorare nella sanità: si accende il dibattito sulle certificazioni – Corriere.it

Patentini di bilinguismo per lavorare nella sanità, Unterberger: «Un dottore che sa poco il tedesco è meglio di niente». Si accende il dibattito sulle certificazioni. Il capogruppo Svp non vuole passi indietro ma per la senatrice è necessario intervenire. I sindacati: «Requisiti in base al lavoro»

«È necessario intervenire sui patentini di bilinguismo. Alla lunga servirà cambiare le regole, semplificare gli esami e delineare in che ambiti serva davvero sapere la seconda lingua e quanto. Personalmente — afferma la senatrice Svp Julia Unterberger — preferisco essere curata da un medico che non parla bene il tedesco piuttosto che non avere nessun medico. Dico questo premettendo però che il bilinguismo resta un principio fondamentale per la nostra autonomia e la tutela delle minoranze, ma ci sono anche altre esigenze». 

Le certificazioni linguistiche

Si accende il dibattito sulle certificazioni linguistiche per lavorare nella pubblica amministrazione altoatesina. Dopo che ad aprile la Guardia di finanza di Bolzano aveva scoperto l’esistenza di circa 40 certificazione linguistiche falsificate, sempre le fiamme gialle questa settimana hanno comunicato che ce ne sarebbero altre 1.700 rilasciate tra il 2020 e maggio di quest’anno. I documenti sono finiti sotto la lente della Procura. Oltre ai 22 professionisti della sanità già noti, a ricorrere agli attestati fasulli potrebbero essere stati anche alcuni impiegati degli enti locali, provinciali, regionali e statali e delle società a partecipazione pubblica. Il comparto maggiormente interessato resta però quello della sanità dell’Alto Adige che potrebbe trovarsi in difficoltà per mancanza di personale.

Il dibattito

Dal piano giuridico, la questione è passata velocemente a quello politico con chi da una parte, come il deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì, ha invitato tutti a una profonda riflessione e chi dall’altra, come il capogruppo Svp in Provincia Harald Stauder, frena su una possibile riduzione dei requisiti linguistici. A chiedere di ragionare sul problema è anche il vicepresidente della Provincia Marco Galateo secondo cui «resta anomalo e di difficile comprensione per le persone che per la pubblica amministrazione la certificazione del bilinguismo venga considerata superiore anche di una laurea. Si deve riflettere se dei lavoratori, per poter lavorare, cercano in tutto il mondo il modo per ottenere la certificazione». Cauto invece il senatore dem Luigi Spagnolli: «Millesettecento persone sono davvero tante. Significherebbe trovarsi di fronte a una generazione di falsificatori. Servirà pensare alle circostanze che hanno portato a ciò, per ora lasciamo lavorare la magistratura».

La richiesta di una revisione dei requisiti

A chiedere una revisione dei requisiti è il Team K. «Ovviamente il diritto ad esprimersi nella propria madrelingua è sacrosanto, ma — dice Paul Köllensperger — bisogna essere realisti. Noi abbiamo chiesto già tempo fa di abbassare il livello C1 al B2, mantenendo il C1 solo per il linguaggio specifico chiesto dalla mansione. Nel caso della sanità, i medici potrebbero essere valutati da una commissione di esame composta da specialisti del settore». E il consigliere provinciale attacca la Volkspartei: «Certamente va studiata una soluzione per poter tenere in piedi i servizi essenziali. La tattica dello struzzo della Svp, con deroghe su deroghe, pur di mantenere la facciata, non porta ad alcuna soluzione».

Valutare caso per caso è un’idea condivisa anche dalla segretaria provinciale della Cgil Cristina Masera. «Il diritto all’uso della propria madrelingua — dice la sindacalista — non si garantisce con una certificazione. La conoscenza di una lingua può esserci comunque, ma serve capire come valutarla. Servirebbero degli esami modellati sulla base della mansione che si andrà a svolgere».

I medici

A intervenire sul caso, visto il potenziale coinvolgimento degli ospedali, è il sindacato dei medici Anaao-Assomed locale: «Se confermato nelle sue proporzioni, il fenomeno rappresenta una ferita alla credibilità del pubblico impiego e un’ingiustizia verso la stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici che il bilinguismo lo hanno conseguito con studio e impegno reali, spesso a costo di sacrifici personali significativi». E il sindacato invita a riflettere sulle condizioni di lavoro: «Non possiamo ignorare che l’obbligo di bilinguismo, così come oggi strutturato, continua a rappresentare per la sanità altoatesina un ostacolo al reclutamento che si somma alle difficoltà retributive e di condizioni di lavoro pressanti che già spingono verso Austria, Germania, Svizzera ed addirittura Italia, da quando il contratto collettivo nazionale italiano è stato migliorato. È sotto questa pressione cronica — continua Anaao Assomed — che si creano le condizioni perché questo tipo di frodi trovino terreno fertile, e questo impone alla politica provinciale di interrogarsi seriamente su come rendere il requisito linguistico verificabile, credibile e allo stesso tempo sostenibile per chi lavora in condizioni di carenza cronica di personale».

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