Sanità, l’Alto Adige e il tabù del bilinguismo: perché le deroghe dell’Asl non bastano a fermare il business dei patentini falsi – Corriere della Sera

di Giacomo Candoni

La carenza di personale spinge l’azienda sanitaria ad assumere personale con l’impegno di imparare la seconda lingua entro tre anni. Col rischio che poi i medici formati se ne vadano in Austria e Svizzera, o che (come successo di recente) ricorrano a certificazioni false

Alto-Adige, medici e infermieri cercasi . Nelle ultime settimane sono comparsi vari annunci sulla
pagina Facebook dell’Azienda sanitaria provinciale , tutti accomunati dal fatto che non viene richiesto
il patentino di bilinguismo . Per lavorare nel settore pubblico, è infatti normalmente necessario
conoscere sia l’italiano sia il tedesco , ma ci sono alcune deroghe. Nel mondo della sanità si può
esercitare la professione per tre anni, poi è necessario mettersi in regola. Al termine del triennio,
però, in molti lasciano l’Alto Adige perché non hanno conseguito il patentino, motivo per cui le
richieste di medici e infermieri continuano a popolare la bacheca Facebook dell’Azienda sanitaria. Di
recente, una ex guardia giurata dell’ospedale di Bolzano è stata arrestata perché accusata di aver
falsificato una quarantina di certificazioni, e 22 dipendenti dell’Asl sono stati licenziati in tronco
perché in possesso di un patentino falso


La difficoltà linguistica
Le difficoltà non mancano, come sottolinea il segretario provinciale di Anaao (il sindacato più
rappresentativo dei medici ospedalieri) Edoardo Bonsante: « Un conto è perfezionare una lingua, un
altro impararla da zero. Riuscire a ritagliarsi il tempo per seguire i corsi fuori dall’orario di lavoro,
magari con una famiglia a cui pensare non è semplice. I contratti part-time potrebbero essere una
soluzione per consentire di seguire con calma le lezioni ».

Se in qualche modo lo scoglio della lingua è però superabile, un problema concreto è la
proporzionale, che ripartisce i posti di lavoro pubblici in base alla consistenza dei gruppi linguistici
(tedesco, italiano, ladino): « È inconcepibile mettere la conoscenza linguistica davanti alla qualità
professionale e alle capacità in ambito medico . Purtroppo, noi come sindacati possiamo fare poco di
fronte alle leggi, è la politica a dover trovare una risposta, a decidere che futuro vuole per la sanità»,
sottolinea Bonsante. A queste complicazioni si aggiunge la scarsa attrattività dei contratti non più
così vantaggiosi rispetto al resto d’Italia come potevano essere un paio di decenni fa : «Chi ottiene la
certificazione spesso la sfrutta all’estero perché gli vengono offerte migliori condizioni. Chi invece
deve imparare la lingua da zero si trasferisce direttamente un centinaio di chilometri più a nord, oltre
il confine. Ormai viene qui solo chi ama la montagna, chi cerca bei paesaggi e una città a misura di
famiglia».


Le parole degli infermieri
Pensieri condivisi da Massimo Ribetto, referente regionale di Nursing Up , il sindacato degli
infermieri, che ribadisce le non sempre facili condizioni lavorative : «A volte gli infermieri sono
impiegati come “tappabuchi” per svolgere compiti al di fuori delle proprie competenze. Questo
sovraccarico e una gestione non sempre efficiente dei turni generano frustrazione e demotivazione
ed è normale che poi decidano di trasferirsi o fare altro».
Ribetto apre poi una riflessione sulle nuove tecnologie definendo il patentino «superato» : «Viviamo
in un mondo completamente diverso rispetto a trent’anni fa. Viviamo con il traduttore in tasca,
disponibile in molte app sui cellulari e credo che i problemi linguistici siano superabili in mille modi.
L’urgenza riguarda la garanzia di migliori condizioni di lavoro e la necessità di invogliare i già pochi
professionisti a rimanere qui».


Il diritto dei cittadini all’assistenza
Secondo l’assessore provinciale alla sanità Hubert Messner, patentino e proporzionale non sono
«ostacoli burocratici» , ma strumenti che garantiscono due principi fondamentali: « Il primo tutela il
diritto delle cittadine e dei cittadini a essere assistiti nella propria lingua, il secondo garantisce una
rappresentanza equilibrata dei gruppi linguistici nel servizio pubblico». Messner è consapevole della
«forte pressione sul personale nel settore sanitario», confermando che per alcuni profili professionali
«il reperimento di personale qualificato è complicato». Dal punto di vista numerico, i medici sprovvisti
dell’attestato di bilinguismo sono 119 (il 7,4% del totale), mentre gli infermieri 171 (4,6%) . Nessuna
marcia indietro, però, sui due elementi del contendere con i sindacati: « Il patentino non va abolito,
ma reso raggiungibile attraverso corsi concreti , sostenuti dall’Azienda sanitaria anche durante
l’orario di lavoro. L’obiettivo è conciliare due esigenze ugualmente importanti: garantire i servizi
sanitari e tutelare pienamente i diritti linguistici, sia oggi sia nel futuro».